Note dal lavoro · AI
Cursor, Claude Code o Codex: come scegliere lo strumento giusto
Gli strumenti di programmazione assistita da AI si assomigliano nei risultati e differiscono nel modo di lavorare. Invece di una classifica, che invecchia in un mese, preferisco un criterio per scegliere. Qui descrivo le tre famiglie che incontro più spesso; le funzioni cambiano in fretta, quindi verifica sempre la documentazione aggiornata.
Le tre famiglie
- Cursor: un editor (derivato da VS Code) con l’AI integrata nella scrittura del codice. Completamenti, chat sul progetto e un agente che propone modifiche direttamente nei file, con i diff in vista.
- Claude Code: un agente di Anthropic che si usa da terminale o da estensione per l’IDE. Legge il repository, esegue comandi e porta avanti compiti lunghi che toccano più file. Legge le istruzioni da
CLAUDE.md. - Codex: l’agente di coding di OpenAI, disponibile da riga di comando e come compiti eseguiti in un ambiente isolato nel cloud. Legge le istruzioni da
AGENTS.md.
Cinque domande per scegliere
- Dove lavori già? Se vivi nell’editor e vuoi vedere ogni modifica mentre accade, un editor integrato è naturale. Se ti piace dare un compito e rivedere il risultato, un agente da terminale o nel cloud funziona meglio.
- Quanto controllo vuoi? Più l’agente è autonomo, più conta saper leggere un diff grande alla fine.
- Quanto dura il compito? Per una correzione di dieci righe basta l’editor; per un refactor su molti file un agente che esegue test e correzioni da solo risparmia tempo.
- Cosa puoi condividere? Il codice di un cliente non va dato a uno strumento esterno senza il suo consenso. Controlla contratto, politiche del cliente e come lo strumento tratta i dati.
- Quanto costa a regime? Piani, limiti di utilizzo e costi variano e cambiano: misura sul tuo uso reale, non sulla pagina dei prezzi.
Combinarli
Non sono mutuamente esclusivi. Usare un editor con AI per le modifiche piccole e un agente per i compiti lunghi è una combinazione comune, e un file di istruzioni ben scritto (vedi la nota dedicata) rende il passaggio da uno strumento all’altro quasi indolore.
Qualunque sia la scelta, le regole di fondo restano le stesse: vincoli chiari, passi piccoli, diff letto e risultato verificato.